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      Banalità su carta.

      L’esperienze della vita ti cadono addosso. Così fissando il lampadario della stanza si sentiva soffocare delle molte esperienze dei 20, 30, 40 anni. Ormai aveva perso il conto anche di dove i traumi l’avevano portata. Invecchiare è un dato soggettivo. Conosceva 50enni freschi come rose e 20enni che erano passati per troppi tormenti per sembrare ancora giovani. L’aria della stanza era stiracchiata, la finestra e la porta chiusa avevano creato una bolla che non faceva entrare ossigeno e sentendosi schiacciata dalla vita decise che era arrivato inevitabilmente il momento di aprire la finestra. Il primo respiro si fossilizzò nella parte più bassa dei polmoni, incrostò gli alveoli e produsse quel senso di eccitazione misto dolore. Troppo freddo. Così il cervello le suggerì di infilarsi di nuovo a letto. Ora il peso dell’esperienza era mitigato dal freddo e sembrava più gestibile. Le coperte erano ancora calde e rotolando creò una sorta di bozzolo dove il sonno riuscì a raggiungerla nuovamente. Il resto fu silenzio.

      Bastò un soffio un po’ più caldo, aprire gli occhi era diventato più semplice. Sdraiato sul letto c’era lui la fissava con aria curiosa e mentre le scostava un ciuffo ribelle dal viso sorrise. Lei abbassò la testa fino a nascondere il viso nella coperta e muovendosi come immaginava potesse fare un bruco andò a sbattere contro il petto di lui. Lui scoppiò a ridere. Poi arruffandole i capelli scese dal letto e andò ad aprire la persiana in modo che la luce potesse distruggere il buio.

      “è tardi dovresti già essere in piedi da ore.” 

      Lei, continuando a fare il bruco, strisciò fino il bordo del letto, si sedette e lo guardò mentre passandosi le mani fra i capelli controllava la sua immagine nello specchio. 

      “Da quando mi è chiesto di alzarmi a una determinata ora?” lo sguardo di lei lottava con la messa a fuoco. Lui la fissava nel riflesso dello specchio. 

      “Gli occhiali sono sul comodino.” Lei fece una linguaccia al riflesso di lui e poi liberandosi da una buona parte della coperta allungò un braccio e prese gli occhiali. Ormai era fatta, uscire dal bozzolo equivaleva a dire “ok sono sveglia”, quindi alzandosi abbandonò la coperta sul letto e si diresse nel bagno. 

      Quando emerse dalla doccia coi capelli sgocciolanti e una canottiera e un paio di jeans lui era andato in cucina e stava intrattenendosi in una decisa conversazione con la moka. 

      “Ci hai messo l’acqua oggi?” 

      “Me ne sono dimenticato solo una volta, dovrò pagarne le conseguenze per tutta la vita?”

      “Sempre una volta più di me, comunque la mia caffettiera preferita è morta per colpa tua, non so se potrò mai perdonarti.”

      Lui sbuffò rumorosamente, contemporaneamente un fischio annunciò l’arrivo del caffè. “Copiona” borbottò alla caffettiera e preparò le tazze. Lei si allungò sul tavolo per prendere una fetta biscottata che sfortunatamente era già stata puntata dal gatto che con una zampa colpì la fetta rompendola. Lei si pietrificò, guardò il gatto con sorpresa ma al tempo stesso severa. Lui si voltò e come un quadrò lei e il gatto ancora si fissavano e i resti della fetta biscottata giacevano sul tavolo. Lui ignorò l’accaduto e parcheggiò la tazza fumante sotto il naso di lei accomodandosi poi al lato libero del tavolo. 

      Lei stava ancora con il braccio in aria il gatto invece aveva ritirato lentamente la zampa e sosteneva lo sguardo di lei con gli occhi gialli. 

      “Penso dovresti bere il tuo caffè, ma soprattutto dovresti insegnare al gatto a non stare sul tavolo” lui sorseggiò il caffè silenziosamente.

      “Per caso io ti dico come educare i tuoi pesci?No ognuno educa i propri animali come vuole, io ho deciso che al mio gatto non proibirò di stare sul tavolo, solo non voglio che colpisca il cibo quando lo prendo in mano”

      “I miei pesci non hanno mai colpito il cibo che prendo in mano”

      Lei distolse lo sguardo dal gatto che libero dalla malia del momento scesa dal tavolo e iniziò a correre per casa emettendo versetti di felicità, guardò lui di traverso e con un deciso scetticismo chiese “Dovrei per caso ridere?”

      “Non è richiesto, ma sarebbe apprezzato”

      In lontananza un campanile iniziò a scandire le ore. Lei con la coda di un pensiero captò tre rintocchi. 

      “Le tre…” soppesò questa affermazione assaporandola sulla lingua. “Non ho dormito nemmeno sette ore”

      Lui si chiuse nelle spalle abbassò lo sguardo e coccolò il gatto che era tornato in cucina e si stava strusciando contro la sua gamba. 

      “Da quando fai il turno di notte ti vedo poco, volevo stare un po’ con te prima del prossimo appuntamento.” 

      Lei si alzò prese il cibo per i pesci e ne fece cadere un po’ nell’acquario. “Dopo i tagli dello scorso mese non posso lamentarmi, ho ancora un lavoro.” Lui prese il gatto in braccio e iniziò a coccolarlo, lui rispose con un concerto di fusa. 

      “Sei libera il 15 del mese prossimo?” Lei si girò e lo studiò poi si sedette di nuovo al suo posto e chiuse gli occhi come per focalizzare il giorno sul calendario.

      “Posso chiedere, ma non dovrebbero esserci problemi, manca più di un mese.”

      Lui sorrise al gatto. “Profumi di zucchero filato.” Lei sorrise e si stiracchiò sul tavolo fino ad arrivare al gatto e coccolarlo. “Shampoo nuovo, se non mi asciugo i capelli con il phon oltre che profumare sembrerò proprio zucchero filato. A che ora hai l’appuntamento?”

      “Le quattro, in centro. Ho ancora mezz’oretta.”

      Lei lo guardò inclinando la testa e sorrise come si sorride a un bambino quando parla di Babbo Natale. “Stasera potrei cucinare qualcosa di speciale. A che ora arrivi?” 

      Lui guardo lei, poi un punto impreciso del soffitto, la sua mano raggiunse quella di lei e iniziò ad accarezzarla con la punta delle dita. 

      “Ho l’ultima riunione alle sette, potrei tornare per le nove, se non ci sono problemi, altrimenti potrei tardare. Mi sa che dovrai lasciarmi la cena nel microonde.”

      “O potrei aspettarti. Mi hanno dato un giorno libero visto che ho fatto per tutta settimana la notte.” 

      Lui alzò lo sguardo e incrociò per un secondo quello di lei che si abbassò subito sul gatto. Smise di tamburellare sulla mano di lei e depositò il gatto a terra che offeso andò ad accomodarsi nella sua cuccia. Lei lo guardò sorridendo. Lui si alzò e sparì dalla cucina. Lei prese le tazze vuote e le depositò nel lavandino, aprì il rubinetto e lasciò che l’acqua calda e il sapone coprissero i piatti sporchi.

      Lui entrò in cucina e si mise dietro di lei abbracciandola con un braccio e depositandole un bacio sotto l’orecchio, intano con l’altra mano depositò un pacchetto sul piano della cucina vicino al lavandino. 

      “Buon anniversario.”

      Lei sorrise si girò verso di lui e gli appoggiò le labbra delicatamente sulle sue. 

      “Pensavo te ne fossi dimenticato, il tuo regalo è nel ripostiglio, sempre che tu non l’abbia già trovato.” Lui sorrise strofinando il naso contro il suo.

      “Anche io pensavo te ne fossi dimenticata. E… no. Non ho trovato il mio regalo nel ripostiglio, forse perché non pensavo nemmeno riuscissimo più a entrarci visto l’ammasso di cose che ci hai accumulato.”

      Lei lo guardo contraendo la fronte. Poi sbuffò e lo bacio di nuovo. “L’ho sistemato la settimana scorsa, mentre eri fuori.”

      Lui fece uno sguardo stupito e prese il viso di lei tra le mani, appoggiò la fronte alla sua e continuò a strusciare il naso contro il suo.

      “Dici che diventerà mai noioso?”

      Lei abbassò la testa, poi la inclinò a destra, a sinistra e lo guardò come fanno i gatti con qualcosa che non capiscono. 

      “Per molti questo è noioso.”

      Lui scoppiò a ridere e appoggio le labbra sulla sua fronte.

      “Ci vediamo stasera, ti chiamo dopo la riunione.”

      E uscì di casa.

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                Camera Nokia N80
                ISO 250
                Aperture f/3.5
                Exposure 1/8th
                Focal Length 4mm

                “Red Bull gives you wiiings”. - “Red Bull Kanatlandırır.”

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